Gli hacker più famosi della storia

Gli hacker più famosi della storia

Sicuramente con questo titolo abbiamo fatto storcere il naso a parecchi informatici, ma sappiamo bene che ci sono delle distinzioni da fare, a monte, prima di parlare di queste interessanti personalità del nostro passato recente.

Il fatto è che se avessimo scritto “cracker”, probabilmente, in pochi avrebbero colto l’obiettivo di questo articolo… magari volando con la mente ad un biscotto salato!

Ma andiamo con ordine: che differenza c’è tra hacker, cracker e lamer?

Hacker, cracker e lamer

Il termine hacker trae le sue origini addirittura dagli anni 20, quando al MIT (Massachusetts Institute of Technology) veniva data agli studenti la possibilità di girovagare per i corridoi in libertà, arrivando persino nei tunnel sotterranei dove cominciarono a fare scherzi ed esperimenti con le linee telefoniche (il phreaking, infatti, è stato il primo tipo di hacking della storia, riguardante proprio l’intromissione non autorizzata nei sistemi telefonici; lo stesso Steve Jobs confessò di essere stato un phreaker, negli anni 70).

Quello che in molti non sanno è che i veri hacker non solo hanno un codice etico non scritto per il quale non possono trarre guadagni dallo sfruttamento delle proprie conoscenze a livello tecnico informatico per “fregare” gli altri, ma, di solito, semplicemente, fanno esperimenti, scherzi, goliardate oppure prestano la loro esperienza per risolvere problemi di sicurezza a livello software ed hardware. Si tratta di persone molto preparate e in grado di programmare in linguaggio informatico con facilità (white hacker).

Il cracker, invece, è quello che si definisce un hacker maligno, sfruttando le proprie conoscenze per creare danno agli altri e/o trarre beneficio per se stesso.

Il lamer, invece, è un aspirante cracker, in genere, con conoscenze limitate, che, attraverso l’utilizzo di trojan, ad esempio (non avendo le conoscenze di base per programmare o riprogrammare alcunché), si vantano di crackare sistemi e di intrufolarsi in siti web protetti, chat, smartphone e quant’altro.

Fatta questa precisazione, appare adesso chiaro il fatto che le persone di cui andremo a parlare sono, essenzialmente, cracker.

I nomi più importanti della storia moderna

Sicuramente, da quando internet è entrato a far parte delle nostre vite, molte cose sono cambiate ma, come abbiamo visto, prima di lui c’è stato il telefono e, ancora prima, le lettere portate qui e là da carrozze ed ambasciatori. Le persone hanno sempre avuto l’esigenza di interagire a distanza e, semplicemente, con l’evoluzione della storia moderna si sono soltanto accorciati i tempi di scambio. Ma anche le modalità di interazione si sono moltiplicate, fino a divenire anche un’interfaccia della vita stessa, potendo gestire i patrimoni economici, gli affari e non solo, quindi, gli affetti e le comunicazioni, via rete.

Ecco perchè, se un tempo (ma anche oggi) poteva avere la sua utilità intercettare le telefonate oppure cercare un modo per effettuarle gratuitamente, oggi, per alcune persone, fa così gola crackare reti e sistemi.

Qualche esempio?

A parte Anonymous ed altri gruppi e comunità composte da più unità, con intenti più o meno ideologici o egoistici, ci sono state alcune persone che hanno agito in solitudine, da quando internet è nato: qualcuno è stato scoperto, qualcuno no e, in alcuni casi, alcune aziende sono state anche lungimiranti nell’inglobarli nel proprio staff!

  1. Iceman: nickname di Max Ray Butler, un consulente per la sicurezza informatica che si è trasformato in un criminale, rubando due milioni di carte di credito per una truffa da 86 milioni di dollari. Addirittura pare che gestisse un forum, “Carders market“, dove la comunità si scambiava dati sensibili rubati qui e là in rete. Nel 2007 è stato condannato a 13 anni di carcere, la pena più severa inflitta, a quei tempi, per questo tipo di reati.
  2. Astra: un’identità mai svelata quella dietro a questo pseudonimo, ma si sospetta appartenesse ad un matematico greco di 58 anni. Il suo crimine è stato valutato circa 360 milioni di dollari e consiste nell’aver crackato il sistema del Dassault Group, l’azienda francese che si occupa di aviazione militare, per ricavarne informazioni confidenziali sui jet da rivendere al miglior offerente.
  3. Kevin Mitnick: è stato innanzitutto una via di mezzo tra un cracker e un phreaker perchè ha crackato il suo cellulare, riuscendo a telefonare ovunque gratuitamente. Ha poi ammesso di essersi intrufolato anche nei cellulari della NSA (Agenzia per la Sicurezza Nazionale) e di aver rubato codici segreti alla Novell (azienda statunitense che si occupa di software, reti e gruppi di lavoro) e alla Sun Microsystems (altra azienda di software, famosa per aver dato vita al linguaggio Java). Nel ’95, reo confesso, è stato condannato a 5 anni di carcere, ed oggi lavora come consulente nella sicurezza informatica.
  4. L’hacker senzatetto“: parliamo di Adrian Lamo, la cui vita in movimento gli ha consentito di violare i computer dei dipendenti del New York Times, ricevendo tantissime informazioni personali sensibili. Il tutto è accaduto nel 2002 e la pena ricevuta è consistita in due anni di riformatorio con, in più, una multa di quasi 65 mila dollari da pagare.
  5. Vladimir Levin: anche lui un cracker-phreaker, di origine russa. Tramite la linea telefonica, infatti, ascoltando le conversazioni dei clienti della Citybank, è riuscito ad appropriarsi di moltissimi codici che gli hanno fruttato ben 10 milioni di dollari, rubati da svariati conti internazionali. Le indagini sono riuscite a risalire soltanto a 400 mila dollari e l’uomo è stato condannato a tre anni di carcere più un risarcimento di 240 mila dollari alla banca frodata.
  6. Albert Gonzales: la sua specialità erano i furti di identità. Avrebbe rubato, secondo la sentenza che lo ha punito con ben 20 anni di carcere, 170 milioni di numeri di carte di credito.
  7. Solo: alias per lo scozzese Gary McKinnon, accusato dagli USA della “più grande intrusione informatica su computer appartenenti alla difesa che si sia mai verificata in tutti i tempi“. Per verificare l’esistenza degli UFO, infatti, il programmatore si è inserito in ben 97 network militari americani, sbeffeggiandoli anche con messaggi del tipo: “La vostra sicurezza è una schifezza“. Un’attività cominciata a soli 14 anni. Affetto dalla Sindrome di Asperger, l’uomo è considerato una delle più grandi menti informatiche di tutti i tempi e, nonostante l’America abbia chiesto l’estradizione (contro cui si sta difendendo legalmente), è ancora detenuto in una casa di cura in Inghilterra.
  8. Dark Dante: nickname di Kevin Poulsen, avrebbe cercato di manipolare i dati relativi alle votazioni di un programma radiofonico e dell'”Hollywood Starlet”, a cui aveva partecipato, per essere sicuro di vincere. Appena finito di scontare la sua pena è diventato collaboratore di Wired.

 

Scritto da: Simona Vitagliano

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