2D e 3D, quanto cambia una grafica in più
Il momento in cui il 2D si è trasformato
La nostra idea di “realismo” un tempo era racchiusa in due linee diagonali ad emulare un tetto e un cerchio a rappresentare il sole, ed eravamo soddisfatti!
Non ci rendevamo conto della mancanza di prospettiva, forse qualcuno non cercava neanche di replicare le ombre; un giorno siamo stati scaraventati nel mondo dei cartoni e dei videogiochi, sviluppando una prima conoscenza con la profondità.
La grafica 3D si è estesa, popolando oggi ogni ambito visivo: dall’animazione ai film, dall’architettura al product design, fino a diventare la “normalità”, senza accorgercene abbiamo iniziato a percepire il mondo digitale in maniera totalmente diversa.
Per capire qual è stato il passaggio tra la dimensione bidimensionale e quella tridimensionale dobbiamo andare gradualmente, e lungo il percorso troveremo risposta anche alla domanda che molti giovani creativi tendono a porsi: “Devo imparare qualcosa in più sulla tridimensionalità?”
Ma oggi per cosa utilizziamo la grafica 2D?
Il valore della grafica 2D è stato sminuito intorno agli anni ‘90, prima di quel tempo è stata il massimo dell’evoluzione visiva, non conoscendo ciò che sarebbe arrivato dopo; fumetti, cartoni animati, persino i primi videogiochi erano su due dimensioni: altezza e larghezza.
Un linguaggio diretto, immediato, con una comunicazione molto forte attraverso linee semplici, infatti è importante ricordare che anche oggi, con l’avanzare di diverse tecnologie, il 2D continua ad essere indispensabile. Se pensiamo ai manga, ai cartoons americani, riusciamo a vedere la bidimensionalità come una tratto identitario piuttosto che come un limite.
Allora chissà come mai abbiamo iniziato ad aspettarci di più.
Il primo accenno di profondità
La grafica 3D è nata per rispondere all’esigenza di riprodurre il mondo esattamente come lo percepiamo. I primi esperimenti (negli anni ‘60) erano lontani dall’essere una riproduzione fedele perchè imperfetti, spigolosi e minimali.
Eppure si creava la sensazione di poter entrare nella scena, non più di guardarla da fuori.
Con l’evoluzione di vari hardware e software, la modellazione poligonale ha iniziato a sfiorare il fotorealismo, la luce come elemento fisico, le ombre dinamiche, le texture complesse, le animazioni fluide, caratteristiche che oggi abbiamo la possibilità di poter creare anche da inesperti grazie alla modellazione 3D.
La profondità e il modo in cui ci coinvolge
Il motivo del perchè ci sentiamo coinvolti è tanto tecnico quanto psicologico, la grafica 3D sfrutta processi percettivi simili a quelli utilizzati nella vita reale: analizziamo le luci, le distanze e i volumi per comprendere la forma, questo lavoro genera un coinvolgimento diverso da quello di un’immagine piatta.
Un esempio lampante di questo processo avviene nei film di animazione: proviamo a confrontare un cartone classico con un film Pixar, non siamo qui per decretare quale sia il migliore, ma per riconoscere che la tridimensionalità presenta un modo diverso di avvertire il movimento e la presenza fisica dei personaggi.
Quando (e perchè) serve imparare la grafica 3D
Per molti giovani studenti, il percorso parte dal disegno tradizionale, la grafica bidimensionale è istintiva e naturale, poi per poter acquisire le basi che ci permettono di creare e giocare con composizioni, linee, volumi, illuminazione, qui entra in gioco la formazione.
Soprattutto quando si sceglie di approfondire con corsi professionali, se ne possono scegliere di diversi, da quello gratuito e semplice, come “Blender”; fino ad un software più preciso, prendiamo d’esempio “Rhinoceros”, necessario quando ci si inizia a confrontare davvero con modellazione, rendering e prototipazione, fino alla progettazione.
Si tratta del passaggio da “so disegnare una penna” al “so costruire digitalmente una penna”.
Per imparare ci sono ovviamente diversi corsi che trattano la grafica 3D in maniera generica sin dalle sue basi, questi percorsi di formazione, quando erogati da formatori accreditati e in linea con i contenuti di McNeel (il creatore del programma “Rhinoceros”) possono anche rilasciare qualifiche valide ed estremamente ricercate nel mondo del lavoro.
I corsi di grafica 3D
Frequentare un corso di grafica 3D corrisponde a frequentare una vera e propria palestra visiva: impari a ragionare in volume, a gestire luci e materiali, a modellare superfici complesse fino a trasformare la tua idea in un oggetto digitale completo.
Qui emerge l’utilità di un corso Rhinoceros, particolarmente richiesto in ambiti in cui la precisione non è opzionale, come product design, gioielleria, architettura e design industriale.
Un approfondimento sui corsi di grafica 3D
I corsi Rhinoceros hanno un gran punto di forza: seguono diverse strade.
Per chi parte da zero, i percorsi base sono quelli giusti, ti viene insegnato come domare l’interfaccia, la gestione delle curve NURBS, l’organizzazione del lavoro, in somma, come costruire i primi modelli.
L’iter dei percorsi didattici più avanzati, si dedicano alla specializzazione:
- Product Design è pensato per chi vuole progettare oggetti, modellando superfici precise con dettagli difficili (Puoi decidere di costruire la tua stessa borraccia).
- Architettura e Interior Design è perfetto per chi vede un edificio e sente che potrebbe esserci stato qualche dettaglio migliore, per questo percorso è prevista l’introduzione del software “Grasshopper” per poter lavorare al meglio su geometrie pulite e gestione delle mesh.
- Jewelry Design è una specializzazione per chi ama i dettagli microscopici, e ha pazienza infinita. Qui impari a modellare anelli, ciondoli, incastri, castoni, tutto ciò che richiede una precisione millimetrica.
Per chi vuole vedere i propri modelli prendere vita, si impara a ottimizzarli, correggere errori invisibili e infine, preparare file adatti alle stampanti 3D.
(Nonostante la presenza di un corso per il design navale, ricorda che non potrai stampare il tuo yatch per una mini vacanza tra un corso base e uno specialistico).
Ricorda che questi corsi possono darti la pratica necessaria per capire se la tua passione per la grafica 3D è dettata solo da una curiosità o se potrebbe essere la strada professionale da intraprendere, permettono di evitare il “fai da te digitale” per cui il tempo impiegato a cercare soluzioni su internet è maggiore di quello che potresti passare a modellare davvero.
In somma, la grafica 3D non ha rubato il posto alla 2D, ha solo ampliato il nostro repertorio visivo, non toglie, aggiunge possibilità.
La scelta della forma da usare non è definitiva, è il progetto a dettare la regola.