Facebook: cosa cambia con il nuovo algoritmo

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Da Gennaio 2018 si è diffusa la notizia del nuovo algoritmo di Facebook che ha messo in allerta chi sul famoso social network lavora ormai da tempo.

 In principio era il social

Inizialmente il principale scopo di Facebook era quello di rimanere in contatto con amici e parenti.

Sono passati anni dalla sua creazione, dal lontano 2004 le nostre bacheche ne hanno visti di cambiamenti. Millioni e millioni di like, condivisioni, aggiornamenti sempre più complessi che hanno generato un aspetto e un utilizzo molto diverso della nostra piattaforma blu.

Con il passare del tempo e con l’avvento del marketing sui social, i contenuti personali sembrano essere passati in secondo piano rispetto a quelli di aziende, brand e siti di notizie e Facebook ha gradualmente assunto le sembianze di un mercato pieno di insegne luminose.

Ritorno alle origini 

Con l’ultimo aggiornamento le cose cambiano, o meglio, tornano a quella che si potrebbe definire “la normalità”.

Il nuovo algoritmo da priorità ai post di amici a parenti che si assicurano un posto fisso in alto nei feed, sfavorendo quelli delle pagine.

Questo va a discapito delle aziende che vedendo improvvisamente calare il numero delle visualizzazioni potrebbero sentirsi costrette a ricorrere a molte più sponsorizzazioni.

Lo scopo di Zuckerberg è quello di tornare a una piattaforma basata sul contatto e le relazioni, il buon vecchio social dove viene data priorità ai contenuti che generano interazione, contro quel passivo scorrere velocemente la bacheca, post dopo post.

 Cosa Cambia

Le aziende dovranno rivedere le loro strategie in un’ottica basata sull’interazione e non più sulla visualizzazione.

I brand assisteranno ad un netto calo della portata organica dei post, del traffico verso i siti e del tempo di visione dei video.

La visibilità gratuita è destinata a diminuire, ma se seguiamo le regole quella che resta è la visibilità di cui abbiamo bisogno, destinata cioè agli utenti realmente interessati.

C’è ancora spazio per le aziende? 

Inutile allarmarsi. Facebook, come il web in generale, ha come priorità l’esperienza dell’utente; premia i contenuti di qualità che portano interazioni, commenti e condivisioni.

Lo scopo è sempre lo stesso, favorire il lato umano dell’utenza social: una pagina per assicurarsi spazio nelle bacheche deve necessariamente creare post che generino attività, contenuti che spingano gli utenti a discutere.

Non sorprende che in questo periodo stiano avendo molto successo i Direct Video che attirano molte più interazioni rispetto ad altri tipi di post.

Social e Community 

Zuckerberg ha dichiarato che non sono solo i post di amici e familiari ad avere priorità, ma anche quelli dei gruppi che sono appunto fulcro di discussione e interazione.

Che si tratti di un marchio o di un giornale non fa differenza, la parola d’ordine è Fidelizzazione.

Crearsi un fedele gruppo di seguaci non solo creerà più attività, ma gli utenti hanno anche la possibilità, tramite le impostazioni di Facebook, di visualizzare con maggiore frequenza i contenuti delle loro pagine preferite.

Per provare a guadagnarsi questo posto d’onore basta chiedere ai propri utenti, ma ovviamente saranno favoriti i contenuti più ricercati, quelli a cui non vogliono rinunciare: “Qualità” (dei contenuti) è l’altra parola d’ordine.

Le impostazioni, d’altro canto, non sono l’unico modo per ottenere visibilità, sarà data comunque priorità ai contenuti che favoriscono il lato umano e relazionale del social network.

Largo quindi ai post che portano più persone a commentare, a condividere e, in generale, a creare interazione.

Un po’ meno social 

Un altro importante obiettivo è quello di impedire la diffusione delle Fake News, per farlo il nuovo algoritmo ha deciso di favorire contenuti formativi e notizie locali considerate attendibili dalla comunità, rendendo sempre più imprescindibile la creazione di una propria community di lettori fidelizzati.

Sul New York Times, Mike Isaac parla del rischio di generare in questo modo bacheche con contenuti sempre uguali, in linea con i gusti e le opinioni di ciascun utente, penalizzando un sano alternarsi di idee e possibili riflessioni.

Non è forse questo lo scopo delle relazioni che Zucherberg vuole tanto proteggere sulla sua piattaforma?

Siamo davvero certi che uno spazio più chiuso e limitato a ciò che effettivamente già si conosce possa migliorare l’esperienza dell’utente?

Aspettiamo curiosi il prossimo aggiornamento!

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