Perché fare marketing su Twitch

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Facebook, YouTube, Instagram, Twitter, Pinterest, Vimeo, Vine, Tumblr… e si potrebbe ancora ancora continuare.

Le piattaforme streaming, social e video che sono diventate irrinunciabili e mainstream sono già moltissime. Perché inventarne di nuove? In fondo potrebbe essere un rischio.

Non l’ha pensata così, però, Justin Kan, imprenditore ed investitore nel settore internet, attualmente CEO e co-fondatore di diversi progetti, tra cui la Twitch Tv.

Sentivamo il bisogno di una nuova piattaforma streaming dove condividere contenuti?

Probabilmente no ma, a giudicare dai numeri degli utenti affezionati e dai guadagni degli influencer iscritti, è stata una scelta più che azzeccata, pur essendo, inizialmente, niente di più di una vera e propria scommessa.

Ma andiamo per gradi: cos’è Twitch, esattamente?

Twitch: di cosa si tratta?

Twitch è una piattaforma livestreaming di proprietà di Amazon. Lanciata nel 2011 (come spin-off della più generica Justin.tv) è diventata particolarmente famosa ed utilizzata anche dai VIP soltanto negli ultimi anni: nel 2018 contava già 15 milioni di utenti attivi quotidianamente, superando le stime dei big channel di sempre, come la CNN.

I temi trattati riguardano perlopiù videogiochi, eventi e competizioni eSports, con la chicca di poter assistere a tutti i contenuti in diretta, oltre che on demand. L’esigenza era nata proprio durante l’esperienza della Justin Tv, quando i fondatori si resero conto che il contenuto principe dell’intero portale era diventato, molto velocemente, proprio quello relativo alle competizioni tra videogiocatori. L’unico competitor in quel momento attivo, Own3d.tv, chiuse nel 2013, lasciando a Twitch il campo libero: i video della stessa tipologia presenti su altre piattaforme non sono riusciti nemmeno lontanamente ad eguagliare i numeri presenti sul portale.

Magari qui in Italia avrà fatto tardare a farsi conoscere, ma negli USA Twitch è la quarta più grande fonte di traffico Internet (durante i periodi di punta) dal 2014: dietro solo Netflix, Google e Apple.

L’acquisizione da parte del colosso di Amazon è avvenuta nello stesso anno (per 970 milioni di dollari), riuscendo a sbaragliare la concorrenza (cioè Google, che si è fatto da parte solo perché già proprietario di YouTube e, quindi, potenzialmente a rischio di preoccupazioni antitrust).

Ad ogni modo, come abbiamo anticipato, Twitch si occupa anche di molto altro, oltre ai videogames, trasmettendo eventi sin dal 2013, dedicando ai canali musicali, dal 2015, una categoria ufficiale e fondandone anche una Creative, destinata agli artisti. La vera chicca, però, resta il fatto che si può partecipare ad una sessione di videogiochi o a uno streaming senza perdere la possibilità di interagire con altri utenti (o anche con lo stesso videogiocatore), ed è proprio questo che ha catalizzato l’attenzione di molti appassionati: l’aspetto “social” e di condivisione.

Oggi, tra l’altro, Twitch viene anche usato per l’apprendimento dello sviluppo del software.

Ma cosa c’entra tutto questo col marketing?

I Twitch Partners

Ad oggi, Twitch fa numeri da capogiro e conta oltre 80 milioni di installazioni delle sue app.

Con oltre 15 milioni di visitatori ogni giorno e più di 2 milioni di streamer al mese, è la stessa società a condividere con il mondo i suoi dati annuali con un divertente report interattivo. E sono proprio questi risultati ad attirare sempre nuove utenze e a trasformare questo portale in una vera e propria miniera d’oro per le aziende. L’interazione costante tra le persone, infatti, e le conversazioni rendono facilissimo influenzare le scelte d’acquisto, proprio come accade, ad esempio, con gli influencer su Instagram.

Qui si parla di Twitch Partners e ce ne sono alcuni che sono diventati vere e proprie star con milioni di follower al seguito. Le sponsorizzazioni, tra l’altro, non viaggiano solo tra le categorie prescelte dalla piattaforma (videogames, eventi e musica), ma esiste anche la possibilità di non endemic partnership che possono comprendere qualunque tipo di prodotto, senza esclusioni.

C’è stato chi si è fatto portavoce di Gillette, di Uber Eats o di Budweiser, il tutto traendo vantaggio proprio dalla natura interattiva di Twitch: niente video e fotografie preparati in anticipo, niente post-editing, quasi tutto è in diretta, online e fruibile all’istante; certo, un lavoro più difficile ma, proprio per questo, di gran lunga più potente.

Le strategie utilizzate sono sempre le stesse: creare hype, targetizzare e sondare continuamente il proprio pubblico, portare avanti dei progetti che creino affiliazioni e curiosità come Challenge, Contest o Reward Moment, dando agli streamer il ruolo di protagonisti.

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